Un giorno qualunque di inizio aprile 2020

ai tempi del Covid-19

Si sta come

di primavera

sui rami

i fiori di ciliegio

BREVE RIFLESSIONE SISTEMICA: DALLA QUARANTENA ALL’HANAMI

La quantità di dati a livello emotivo, organizzativo e gestionale, relazionale e individuale che stiamo affrontando è impressionante.

E come la affrontiamo? Impastando e aspettando la lievitazione, recuperando giochi vecchi, inventandone di nuovi, scambiandoci idee e storie narrate tra mamme, ascoltando musica, pulendo, pulendo, pulendo, riorganizzando spazi e armadi, riorganizzando relazioni e priorità… La stiamo affrontando facendo. Ma c’è anche chi non sta facendo niente di tutto ciò, ma ad ogni modo qualcosa sta facendo… magari spolverando vecchie passioni rimaste a lungo in attesa.

Stiamo sperimentando un limite ambiguo e non chiaro tra “libertà da vacanza” e “reclusione forzata”. Che strane sensazioni. Stiamo vivendo in una bolla surreale, sospesa nello spazio e nel tempo; una bolla senza precedenti per la nostra società.

Stiamo parlando di pandemia… Mondiale… Non era neanche presa in considerazione una situazione del genere, se non per qualche minuto dopo qualche filmetto forzato su un virus che “scappa” da un laboratorio chissà dove. E invece eccoci qui. E nonostante sia passato un mese (che a qualcuno sembra una settimana e a qualcuno un’eternità) forse non tutti si rendono ancora conto di cosa stiamo attraversando.

Succede perché siamo dannatamente presi dal fare. L’uomo è adattabile, si adatta e si abitua generalmente bene al cambiamento. Per questo cambiamento non siamo stati programmati. I nostri mondi si sono fermati, la vita a cui eravamo abituati e la frenesia che ci muoveva fino a un mese fa si è di colpo interrotta. Il livello di elaborazione individuale di questo cambiamento è minimo, o quantomeno per pochi. Siamo ancora nella fase dello “spaesamento”. Dobbiamo capire e risolvere, riorganizzare la quotidianità, crearci nuovi obiettivi e parallelamente cercare di non stare nella paura, nella perdita di routine conosciute e rassicuranti, per quanto stressanti, nella perdita della sicurezza che davamo per scontata.

E' una primavera anomala quella che stiamo vivendo. I fiori sbocciano mentre noi ci siamo incapsulati nelle nostre case, in una sorta di letargo autunnale.


Da terapeuta sono stata inizialmente preoccupata per alcuni miei pazienti, per la loro reattività di fronte a questo cambiamento e per l’interruzione della relazione terapeutica. Ho mantenuto un contatto periodico telefonico con quasi tutti e a distanza di un mese posso dire di aver (felicemente) constatato che stanno piuttosto bene in questa metamorfosi. Sì, si tratta di una metamorfosi perché le dinamiche interne e relazionali che mi hanno riportato hanno cambiato forma. Interessante se penso che ci sono voluti mesi, per qualcuno anni, per modificare piccoli aspetti di sé e dello stare nella relazione familiare o di coppia. Incuriosita e stranita da questa “anomalia” ho cercato sul web fonti autorevoli per conoscere il loro punto di vista sulla questione e mi sono imbattuta, tra altri, in un testo scritto dalla Dottoressa Umberta Telfener che andava proprio nella direzione che avevo individuato. La Telfener, descrivendo il riadattamento (sempre sintomatico) di alcuni pazienti con disturbi anche conclamati, scrive: “Malgrado i rischi psicologici, la maggior parte delle persone ha risposto però molto bene – anche quelle più psicologicamente disturbate – e quasi tutti hanno tirato fuori le loro qualità più nascoste […]. La maggioranza di noi si è adattata in maniera ammirevole.”

Il motivo di questa nuova e istantanea trasformazione lo cerco e lo trovo da una parte nella famosa resilienza che a vario grado appartiene a tutti noi, dall'altra nello spostamento sul fare, sul doversi riadattare a nuove realtà, per ora consapevolmente più esterne che interne.
Ed è qui che coppie che litigano da anni a casa e nella stanza di terapia mi dicono di non essersi mai sentite così unite e che una madre che ha sempre lamentato disgregazione nella relazione con la figlia e distanza dal marito mi dice che “ora sono una vera famiglia”. Ma che strano…

In ottica sistemico relazionale, il Professor Maurizio Andolfi ci insegna che un problema cambia se ne compare un altro. Questo virus è il nuovo paziente designato dunque? Lo spostamento del sintomo è avvenuto in modo “naturale”, esterno. Questo ha concorso a creare nuove alleanze, un senso di squadra che pressoché nessuno dei miei pazienti aveva sperimentato prima nelle proprie relazioni familiari e coniugali. Si tratta, similmente e allargando il campo, dello stesso senso di squadra comunitario che la nostra società e le società che a livello mondiale sono state colpite dal virus stanno sperimentando. Anche questo risulta nuovo e a tratti rassicurante. Una coalizione di massa contro un’entità invisibile, contro un nuovo problema comune.

Stiamo maneggiando, forse, vissuti e sensazioni simili a quelli che hanno sperimentato i nostri nonni e bisnonni durante le due grandi guerre del secolo passato. Con le ovvie e dovute differenze, stiamo constatando che la paura e il senso di incertezza condivisi ci portano a mettere da parte difficoltà e agiti e ad apprezzare e ricercare le piccole cose, l’armonia e la semplicità. Farina e lievito non sono mai stati così preziosi. Una boccata d’aria fresca sul terrazzo e un raggio di sole dalla finestra non ci hanno mai fatto venire così tanta voglia di libertà. Sarà interessante approfondire i parallelismi relativi a come singolarmente stiamo vivendo la paura e il senso di precarietà e come l’hanno vissute i membri del “nostro trigenerazionale”.

Sembra tutto un po’ surreale. Mi chiedo quanto potrà durare questo spostamento e se col ripristino della vecchia vita i vecchi problemi riemergeranno con la stessa velocità con cui sono svaniti.
 Quel che è certo è che l’esperienza attuale non può essere cancellata e sarà fondamentale l’impegno nella relazione terapeutica (ma anche necessità individuale di ognuno di noi) per far tesoro delle personali capacità di adattamento e di modellamento nelle relazioni che stiamo sperimentando in questo periodo sospeso.

E se senza saperlo stessimo vivendo un’Hanami, la tradizionale usanza giapponese di godere della bellezza della fioritura primaverile degli alberi di ciliegio? La breve durata della fioritura degli alberi di ciliegio, ammirabile tra fine marzo e l’inizio di aprile, rende questa magnifica esplosione floreale ancora più preziosa. Ogni anno migliaia di visitatori si spostano per godere di questa esplosione di bellezza dai toni tanto tenui quanto potenti. Ogni anno, con la memoria invasa dalla bellezza degli anni precedenti, così da migliaia di anni. Augurio e speranza si mischiano nell’idealizzare questa sorta di catarsi che stiamo sperimentando e nel caricarla di un significato che forse modificherà la struttura del nostro stare con noi stessi, nelle relazioni e, perché no, nel mondo. Con la speranza, comunque, che questo tempo sospeso e surreale finisca presto.

ATTENZIONE: Queste poche righe nascono da una riflessione condivisa con pazienti, colleghe, parenti e amici e non vuole minimamente essere rappresentativa della popolazione. La riflessione fatta non tiene conto della immensa e svariata casistica di esperienze purtroppo anche drammatiche che in molti stanno vivendo, né di casi gravi di disturbi psichiatrici, disabilità e coppie gravemente conflittuali.
 Mi riferisco alla casistica da me trattata in terapia e relativa a dinamiche intrapsichiche individuali e delle relazioni familiari e di coppia.

Elena Serafini

Centro Co.Me.Te Scandicci

• Prima immagine: Ramo di mandorlo in fiore, 1890, Van Gogh

• Seconda immagine: Foto di Tsumizo, instagram