Diagnosi Psicologica

Cos'è la diagnosi e a cosa serve?

Una delle malattie più diffuse è la diagnosi. - K. Kraus

La diagnosi (dal greco = riconoscere attraverso) è notoriamente conosciuta come l'identificazione di una patologia in base ai sintomi manifesti, alla storia clinica del paziente e agli esami strumentali e di laboratorio effettuati. La diagnosi, però, può riguardare anche l'identificazione di un fenomeno sulla base delle caratteristiche e degli aspetti con cui si manifesta.

Lo psicologo si può avvalere di diversi strumenti per effettuare un inquadramento diagnostico come ad esempio questionari, interviste, colloqui clinici, osservazioni. La diagnosi ha diverse funzioni: aiuta a categorizzare le informazioni, facilita la comunicazione fra addetti ai lavori e con il paziente, orienta le scelte terapeutiche.

Lo psicologo è abilitato formalmente ad effettuare attività di diagnosi psicologica in base all’art.1 della Legge n.56 del 1989 Ordinamento della professione di Psicologo ed è formato per farlo.

Purtroppo una tendenza sempre più dilagante spinge le persone a documentarsi su internet per cercare di arrivare ad una sorta di auto-diagnosi sulla base dei sintomi che ritengono di avere e sui quali cercano un riscontro in rete. Data la facilità di accesso ai dati online e alla grande quantità di informazioni che si possono trovare (purtroppo non sempre aggiornate e veritiere) è comprensibile che consultare il web sia "allettante", pratico e veloce ma è anche potenzialmente molto pericoloso. La forza della suggestione e dell'auto-convincimento possono portare ad un aggravarsi dei sintomi qualora ci si convinca di averli davvero, anche se così non fosse.

Ancora peggio avviene quando il paziente designato è un minore, un figlio che, ad esempio, preoccupa per determinati atteggiamenti. Una "diagnosi" fatta con superficialità e che va a insinuarsi esattamente tra i timori dei genitori rischia di diventare nient'altro che un'enorme etichetta appiccicata sulla fronte del bambino.

Il rischio è che, una volta auto-convintisi del disturbo del figlio, i genitori inizino a comportarsi in modo strano, diverso. La risposta del figlio sarà esattamente quella di iniziare anch'esso a comportarsi in modo ancora più ambiguo, in risposta all'atteggiamento dei genitori. Si innesca così un circolo vizioso dal quale la famiglia difficilmente riuscirà ad uscire senza l'aiuto di un professionista. L'esempio appena riportato è drammatizzato ma possibile.

Il nodo fondamentale sta nel fatto che lo psicologo è adeguatamente formato a fare diagnosi e diagnosi differenziali, ad individuare, cioè, i sintomi e i fenomeni in un'ottica che tenga conto di molteplici variabili che il web non può identificare nel paziente. I sintomi manifestati spesso non rientrano in un unico quadro diagnostico e possono veicolare svariati significati interni, significati che il paziente da solo non sempre può riconoscere e conoscere.

Consultare un professionista è fondamentale per non incappare in questo tipo di errori e per trovare un luogo in cui andare oltre la diagnosi che, da sola, non porta al cambiamento e alla risoluzione dei sintomi.

La Diagnosi Relazionale

La diagnosi relazionale, di cui si avvale il terapeuta sistemico, viene effettuata con e per la famiglia durante le prime fasi del processo terapeutico. Essenzialmente riguarda la valutazione di più dimensioni: i fatti e i disagi raccontati dai membri della famiglia o della coppia, le modalità interattive tra i membri della famiglia osservate dal terapauta durante gli incontri e la storia familiare trigenerazionale.

Quest'ultima riguarda la storia e i processi di trasmissione di tratti e comportamenti attraverso le generazioni che, a diversi livelli, possono aver influito sullo sviluppo della personalità di ogni componente della famiglia e sulle attuali modalità interattive. Attraverso le generazioni vengono passati, oltre ai tratti caratteriali, anche modalità di gestione delle emozioni, della quotidianità, del dolore, del modo di affrontare le varie fasi della vita, ecc... Ciò che ha segnato in positivo o negativo una relazione del passato può riflettersi sulle generazioni successive.

Molto spesso i genitori individuano nei figli tratti comportamentali simili a quelli dei nonni del bambino. Non è solo una questione genetica, ma anche esperenziale: il genitore che sono oggi, il marito che voglio essere, la moglie che gli altri si aspettano che io sia... sono tutte dinamiche interne che hanno origine da immagini mentali e rappresentazioni delle relazioni che sono state osservate o sentite all'interno delle famiglie di origine.

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